Quando le fragole iniziano a maturare in quinta liceo si fà ancora lezione. Racconto

  •                           E’ quando le fragole cominciano a maturare che i ragazzi perdono più facilmente la concentrazione e cedono alle lusinghe del folletto recalcitrante che è dentro di loro, sempre in attesa del minimo spunto per poter giocare.
  • Il professor Giordano, insegnante di lettere al liceo Galilei lo ha potuto constatare in tutti i suoi venticinque anni di professione, così, ogni anno in quel periodo, cerca un modo meno pressante di condurre le lezioni.
  • Quel martedi mattina, deboli raggi di sole rischiaravano l’aula irradiando i banchi vuoti accatastati alla parete.
  • Il professore aveva invitato i ragazzi a spalancare le finestre, in modo da lasciar entrare l’aria fresca e frizzante, che sarebbe stata sua alleata nell’intento di stimolare la loro attività ed acutezza, e a sedere a terra in semicerchio, al centro del quale si sedette egli stesso. Ora cominciava a sentire le gambe intorpidite, ma per niente al mondo avrebbe interrotto il piacevole dibattito che era scaturito dal tema del giorno, ” Similitudini tra la società italiana del duemila ed altre, più storiche, di altri secoli”.
  • Luca, dotato di una spiccata inclinazione oratoriale, aveva aperto il discorso
  • – Secondo me la nostra civiltà ha delle forti somiglianze con quella  secentesca – aveva detto- la smania della novità, l’irrefrenabile voglia di stupire e di giungere a gesta mai compiute di allora, è paragonabile al desiderio di rinnovo che ha caratterizzato tutto il novecento e va ingigantendo oggi sempre di più. Il bisogno di meravigliare e l’esibizionismo fanno parte di noi, e al contempo siamo portati a denigrare tutto ciò che è vecchio, escluso forse il mobilio. Non abbiamo considerazione per ciò che possediamo, arranchiamo giorno dopo giorno per ottenere cose nuove che ci stancheranno nel momento stesso in cui saranno nostre –
  • – Ehi! Luca! Don Piero ti ha preso eh!? –
  • Era Andrea, il più spassoso. Non gli scappava mai niente, aveva sempre la battuta pronta. Don Piero era l’insegnante di religione, durante la sua ora, guai a stare attenti, se ti facevi beccare da uno qualsiasi dei ragazzi ad ascoltare le sue prediche, erano cavolacci tuoi. Lui lo sapeva e parlava da solo per ore, poi si alzava e se ne andava, nessuno ci faceva più caso ormai. La risata generale interruppe l’attenzione e l’interesse che si erano creati, ma nei campi, le fragole, fino a ieri ancora bianche e verdi, si stavano tingendo di rosso, e il professore sapeva che bisognava aver pazienza.
  • – Vai avanti Luca –
  • – Bè…. c’è un’altra caratteristica comune. Nel seicento si disprezzava la storia e tutto ciò che era stato, oggi tendiamo a mettere nel dimenticatoio il passato. Ci ricordiamo dei giorni memorabili che abbiamo studiato, solo una volta all’anno, in occasione della ricorrenza, ma non sono dentro di noi. L’impressione è che non ce ne freghi più niente delle lotte che la nostra gente ha combattuto perchè oggi si possa vivere da uomini liberi, la sofferenza di chi è stato prima di noi, il sangue versato per l’Italia, l’orgoglio per la nostra bandiera. Chi mai pensa o ricorda queste cose? e già che ci penso, ora mi viene in mente un altro accostamento. Come allora la realtà politico-economica non è tra le più felici. Certo, in un contesto diverso. La dominazione spagnola, la povertà e la miseria di allora; l’instabilità del governo, il fenomeno ” mi consenta , la disoccupazione di oggi e quant’altro –
  • ” Ma guarda un pò, sembrerebbe un vecchio nostalgico ” pensò il professor Giordano cogliendo il lato comico della situazione.
  • – Con il primo esempio che ha fatto Luca io mi trovo completamente daccordo – interruppe Giampi dalla parte opposta del semicerchio facendo voltare tutte le teste verso di se.
  • – Anch’io sono convinto che si voglia meravigliare a tutti i costi, e di esempi ne abbiamo un’infinità, chi trova entusiasmante gettarsi nel vuoto legato ad un elastico per esempio, o scalare grattacieli nel bel mezzo della città, o lanciarsi in corse sfrenate dove chi fa il primo vince la vita –
  • – Ma che c’entra scusa? – subentrò Laura che già da un pò dissentiva – questi sono mezzi per provare delle emozioni forti che nella vita di tutti i giorni non proveresti mai. Non hanno niente a che fare con la fanatica ricerca del nuovo! –
  • – Bè, però c’è anche una buona dose di esibizionismo dai! uno smisurato piacere nel meravigliare! –
  • ” Tò, anche Gigi dice la sua oggi, vuoi vedere che ho davvero azzeccato l’argomento giusto? “
  • – E’ vero! – aggiunse Marco che spezzava sempre le frasi a metà per soffiarsi nel ciuffo che gli cadeva sulla fronte. – Negli ultimi anni è andato dilagando sempre di più fhtt! un continuo cercare il superamento di nuovi records. Il maggior tempo in profondità, fhtt! le traversate degli oceani in solitaria, fhtt! la scalata di vette  inccessibili, ma anche in altri campi, fhtt! il cinema ad esempio, se non stupisce che film è? certe trame che quando vado al cine con i miei, all’uscita glielo devo spiegare perchè non ci hanno capito una seg…. oh! fhtt! scusi professore…un tubo! e vi assicuro che non sono cretini! –
  • – Si è vero, anche mia zia…. – azzardò Mattia, ma Marco non gli lasciò spazio – no, no, aspetta un attimo! l’avete vista la trasmissione dei RECORDS in TV? bè, ditemi come si fa a premiare uno che  si sottopone a dolorosi interventi per assomigliare sempre di più ad un gatto! ma l’avete visto? –
  • Un vociare di assenso si alzò a riempire l’aula.
  • – Si! è verooo! e quell’altra con il novanta per cento del corpo coperto da tutti quei piercings! – fa Denise con sgomento.
  • – Eh! appunto! non vi pare che premiando queste persone a qualcuno potrebbe venire in mente di imitarle? secondo me è un modo per favorire l’inclinazione alla demenza più pura! –
  • Più Marco incalzava e più il vociare si faceva forte, era riuscito ad avere quasi l’intera classe dalla sua parte.
  • Luca prese al volo la parola per sentirsi importante facendo l’avvocato difensore degli umili.
  • – Un attimo! un attimo!….Mattia voleva dire qualcosa….-
  • Tutti guardarono Mattia che in quel momento avrebbe voluto sprofondare ma riuscì a dire
  • – Che anche mia zia dice che nel cinema di oggi non si capisce piu niente, e non si capisce più niente neanche nei giornali, che tutti parlano difficile. E poi ce l’ha con la tecnologia perchè dice che non si tiene conto della generazione precedente, alla quale nessuno ha insegnato ad usare il computer o il cellulare, infatti lei il suo lo usa solo per telefonare e ricevere, non conosce nessuna delle altre opzioni.-
  • Per una frazione di secondo Luca anticipò Laura, che decise di attendere perchè tanto sapeva che altrimenti avrebbero continuato a parlare contemporaneamente.
  • – Già, perchè loro hanno vissuto delle mutazioni esagerate! Hanno visto la conquista della Luna e l’hanno vissuta con la trepidazione di una nascita in famiglia, ora è già il turno di Marte, è normale che i nostri vecchi, senza offesa prof., siano perlomeno sconcertati. –
  • ” Lo sapevo, anche oggi una botta alla mia psiche già sconvolta”.
  • Risolini e mezze frasi si alternavano tra il cinguettio dei nidi che veniva da fuori, e il rumore dei passi della bidella nel corridoio.
  • – Si dà poco valore ai successi raggiunti! Avevano creduto l’allunaggio il raggiungimento di una colossale ambizione del genere umano, un pò come riuscire a volare, ed ora non ne è rimasto più niente, ricordarlo non dà più nessuna emozione. I traguardi della scienza, come i nuovi metodi di procreazione, la clonazione, la chirurgia, la microchirurgia, la medicina, devono essere per loro un bombardamento esasperante, e l’unica arma per uscirne illesi è capire, conoscere, quando una cosa la conosci ti fa meno male, ma dev’essere davvero dura! –
  • Laura non ce la fece proprio più,
  • – Ma tutto questo fa parte del progressooo! non ha lo scopo di stupire, ma quello di migliorare la vita! –
  • – Sono daccordo, e non sono antiprogressista, ma tu sei senz’altro troppo essenziale. Hai mai pensato ad esempio che a certi traguardi si cerchi disperatamente di arrivare perchè consistono in giganteschi businnes per esempio? ci sono altri risvolti da considerare, secondo le circostanze. Non ci si può fermare a considerare solo il lato più visibile delle cose, in questo caso ad esempio non si può negare che comunque la novità abbia sempre attratto, e che la sua ricerca stia diventando una vera e propria fobia. –
  • – Da come parli sembra che tu rimpianga la TV in bianco e nero o le mille lire al mese che mi propina mio padre quando è in fase di ricordi e malinconia. –
  • – Perchè, non aveva un suo fascino quel periodo? –
  • ” Porca miseria! vuoi vedere che ho vissuto cinquant’anni per niente? il mio primo giorno di scuola, la mia Prima Comunione, il diciottesimo compleanno, saranno serviti a qualcosa? “
  • E mentre il prof rimuginava sulla propria inutilità, Luca continuò la sua arringa. Ormai era inarrestabile come il carissimo Funari quando conduceva i suoi programmi.
  • – Non ti nascondo che mi piacerebbe andare a sbirciare negli anni 20/ 30 o anche i primi del novecento –
  • ” Ah! meno male! “
  • – Sono convinto che se noi conoscessimo meglio il nostro passato,e non occorre andare troppo lontano, ci sarebbero meno psicosi, malanni da stress, infelicità generale e depressioni.-
  • –  Si va bè ma tutto ciò riguarda tutto il mondo, mica solo l’Italia! –
  • Esclamò Marco
  • – E’ vero, ma gli italiani hanno una prerogativa, quella di scopiazzare il bel mondo, proprio allo scopo di far strabuzzare gli occhi, senza preoccuparsi della regressione dei valori umani, che strada facendo si stanno perdendo per sempre. Sostenere mode come quella di tatuarsi tutto il corpo o appendersi anelli d’acciaio al naso e ai capezzoli, significa ottenere considerazione, perchè alla nostra società piace scandalizzare, andare contro corrente, suscitare scalpore. –
  • Il professor Giordano, che stava ancora segretamente valutando la possibilità di aver vissuto per niente, si dibatteva tra l’atroce dubbio e il disagio della disumana posizione in cui si trovava, ma aveva deciso di rimanere seduto a terra con la sua classe, convinto di riuscire meglio ad accapparrarsi la loro complicità, ed ora, per non dare l’impressione di soffrire  la scomoda posizione che lo avrebbe immediatamente posizionato nell’elenco dei quasi trapassati, porse a Luca una domanda più per dimostrare attenzione e partecipazione, come il resto della classe che sembrava schifosamente a proprio agio seduta su un pavimento che lui sentiva sempre più duro e scomodo.
  • – Qual’è secondo te l’origine di questo desiderio che a tuo parere ha infettato gli italiani di fine 9oo? –
  • – Bè … non saprei dire come sia cominciato, ma già ai tempi del fascio per esempio, qualche avvisaglia c’era stata. Mussolini era un esibizionista e i suoi accoliti si son fatti prendere la mano dal suo stesso assurdo piacere. Anche il Re Vittorio Emanuele fu vittima del virus, e abbagliato dalla possibile eventualità di meravigliare con una decisione scioccante, agì senza valutare le conseguenze.
  • Il boom economico degli anni cinquanta. La gente sembrava impazzita, elettrodomestici, auto per tutte le famiglie, pubblicità di prodotti che entravano in tutte le case. Certo era soprattutto febbre del benessere, ma anche quell’evento fu caratterizzato dalla rincorsa alla novità, e se ci si arrivava per primi,  era meglio.
  • E il fenomeno dell’emigrazione? non crede prof che il desiderio di trovar fortuna albergasse insieme alla passione di Colombo nel cuore degli uomini? la curiosità di vedere con i propri occhi luoghi sconosciuti e civiltà tanto diverse, non ha contribuito a far spostare milioni di italiani? penso che l’esigenza di scoprire possibilità nuove e la tendenza al rinnovo costante siano in ogniuno di noi, e che questi bisogni vadano aumentando col trascorrere del tempo, ma credo anche che tutto ciò abbia un prezzo, si penalizzeranno tante facoltà che l’essere umano possiede e che non conosce nemmeno del tutto.
  • – Tu Laura cosa ne pensi? – chiese il professore cercando di non far caso alle formiche impazzite che si rincorrevano sul suo fondoschiena.
  • – Io non sono daccordo con Luca –
  • Una sommessa risata generale coprì discretamente i fruscìi degli spostamenti continui dei ragazzi, poi si levò una voce
  • – Questo si era capito! –
  • Altri risolini acuti si sollevarono, ma quasi subito vennero smorzati dalla presenza del professore che ormai non sentiva più per niente le gambe, ne i piedi, e gli pareva quasi d’essere una statua a mezzo busto con le braccia tronche, si perchè non poteva nemmeno massaggiarsi per non far capire quanto stava soffrendo.
  • – Per me i fatti che ha enunciato Luca hanno ognuno una propria causa e uno scopo che vanno ben oltre la smania di novità.
  • Prendiamo il movimento fascista. Ebbe origine da gruppi di reduci della prima guerra che trovarono duro reinserirsi nella vita civile, quale sete di novità! Mussolini? poteva essere assetato di potere, un pò fanatico forse, ma esibizionista perchè? Il boom economico sttt! per forza! è stato un pò come dare un giocattolo ad un bambino che non ne ha mai visti dai! quella gente era stremata, ne aveva passato di tutti i colori! –
  • – E’ ininfluente – incalzò Luca ciondolando la testa come per dire ” Oh! ma proprio non vuoi capire! dè coccio eh! “
  • – non si può scambiare il progresso per faziosità! – continuò Laura che cominciò a diventare rossa e accaldata.
  • ” Arridagli!” pensò Luca cercando considerazione negli occhi del prof, che però rimase neutrale, lasciando proseguire la ragazza irrefrenabile nella foga di esprimere al meglio il proprio punto di vista.
  • – I traguardi importanti che si sono raggiunti nel frattempo e che oggi sono perni d’acciaio per la nostra vita. Oh! ma nomi come Dulbecco o Levi Montalcini, vogliamo rischiare di farli passare come capostipiti di una corrente maniacale? –
  • – Secondo me tu non riesci a cogliere il particolare a cui accenna Luca –
  • fece Giorgia smettendo di cercare le sue  doppie punte, impresa ardua vista la mole della capigliatura, che l’aveva tenuta molto impegnata fino a quel momento, tanto da indurre il professore a crederla totalmente disinteressata.
  • – Tu rilevi il fine principale dei raggiungimenti, e nessuno dice che non sia importante, anzi. Ma lui ha visto qualcosa che non traspare, una spigolatura esposta in modo tale da far pensare, a me pare abbia una certa logica. –
  • ” E’ impossibile! che sta succedendo stamattina? Se partecipa anche Giorgia deve significare qualcosa! “
  • – Ooh! qualcuno ha colto! lo vuoi capire che non sono in disaccordo con te? non voglio mettere in dubbio l’impegno della nostra civiltà, ma qualche fobia ci deve essere, se no non si spiegherebbero gli stranismi che vanno diffondendosi dilagando come una sorta di blob. La voglia di trasgredire si è scatenata come una forza sovrumana e … –
  • – Ehi! Luca, non starai per lanciare un anatema! –
  • – L’ilarità questa volta era giustificabile, era stato il professore  a provocarla. Risero tutti, e intanto qualcuno ne approfittò per cambiare posizione, senza sospettare che l’insegnante l’invidiasse più del vincitore della lotteria Italia, ormai lui poteva solo rimanere fermo, se si fosse mosso, si sarebbe rotto.
  • – Mf! no prof, ma mi viene da pensare al ” Grande Fratello “, forse rende l’idea –
  • A questo punto Luca raggiunse davvero la solidarietà di tutta la classe.
  • – E l’Isola dei Famosi! –
  • – Si, si, tutti i reality! –
  • – E Le pupe e i Secchioniiiii!!!!! più esibizionismo di questo! –
  • Luca riprese con voga – Sono tutti programmi che sfoggiano il vestito a festa dello scopo come provocazione culturale, ma come lingerie hanno pizzo ricamato in filigrana e trama d’ostentazione! intanto si perdono i nostri usi, le nostre tradizioni. Non si raccontano più favole ai bambini,  non ci si toglie il cappello davanti a una signora come faceva mio padre, non si radunano più le famiglie a Natale e … –
  • il suono della campana si diffuse nel corridoio. I ragazzi si scambiarono uno sguardo fuggevole, vergognandosi di lasciar trapelare il rammarico per dover interrompere.
  • – Ok ragazzi – iniziò il professore, cominciando a muoversi,ma poi si zittì.
  • Cominciò a ridere, prima sommessamente, poi con decisione, finchè riuscì a chiedere aiuto agli alunni gia tutti in piedi, che si resero conto della sua difficoltà a rialzarsi. Le risate si sovrastarono e riempirono la stanza con il fragore piacevole di una cascata spumosa, e continuarono a coprire il rumore dello spostamento dei banchi e dei libri raccolti qui e là.
  • – ragazzi! ragazzi! ….- li richiamò l’insegnante una volta riacquistato contegno – stavo dicendo che probabilmente ciascuno rimarrà della propria idea, ma torneremo sull’argomento perchè si è rivelato interessante. Strano, non vi ho mai visto tanto attenti e partecipi. –
  • Il professore si voltò con le spalle alla classe che intanto si stava dirigendo all’uscita, per prendere il soprabito dall’attaccapanni e sentì uno strano silenzio dietro di se, quello inconfondibile di quando gli alunni confabulano di soppiatto, poi fu ancora una volta la voce di Luca
  • – noi non eravamo davvero interessati prof, avevamo uno scopo! non l’ha capito? –
  • – uno scopo? –
  • – si, quello di stupirla! –
  • Il professor Giordano rimase per un istante sconcertato, ma quando i suoi ragazzi ancora una volta, scoppiarono in una fragorosa risata, capì che Luca lo stava prendendo in giro. Rise anche lui, uscì per ultimo dall’aula e si richiuse la porta alle spalle, era stata una bella mattinata, costruttiva e divertente, malgrado la maturazione delle fragole appena cominciata. 

                   

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Terapia d’urto ( racconto )

  •                           Via Roma era buia, deserta, l’asfalto, lucido per la pioggia, rispecchiava i bagliori dei lampioni amici della notte.
  • Solo il motore acceso dell’auto di Jessica, ferma davanti al mio portone, interrompeva il tichettare monotono delle gocce d’acqua.
  • Da dietro la finestra vidi Giulia attraversare di corsa il marciapiede coprendosi la testa con la borsetta.
  • Mi aveva appena salutata – ciao mamma, io vado .-
  • Mi aveva baciata ed era scappata via contenta, era sabato sera e lei ormai aveva compiuto vent’anni, dovevo proprio smetterla di essere così apprensiva.
  • Salì in auto e partirono, le guardai scomparire all’incrocio con via Giusti e lasciai ricadere la tenda.
  • Aveva conosciuto Jessica un po di tempo prima, al corso d’informatica,finalmente si era fatta un’amica, ero stanca di vederla dedicarsi esclusivamente a libri e palestra; da quando suo padre morì raddoppiai il mio amore per lei e rafforzai la mia dedizione nel cercare di farne una donna di sani principi morali.
  • Aveva  confidenza con me, mi raccontava ogni cosa, parlavamo senza remore di qualsiasi argomento, sapevo persino che non aveva ancora avuto rapporti sessuali, e che la cosa non le procurava alcun problema, viveva serena, un po oziosa,amante della pace e della buona musica, ma mi pareva un po spenta e sbiadita prima di conoscere Jessica, ora invece usciva, andava a ballare, vedevano amici, e tutto ciò mi sembrava piu adatto alla sua età, anche se fino a quando non rincasava io non riuscivo a prendere sonno.
  • Guardai un film, poi me ne andai a letto con “I Pilastri della Terra” di Follet, come al solito ero in ritardo per la restituzione in biblioteca, ma quello era un così bel libro che non lo si poteva leggere di corsa. Sprofondai nel paesaggio medievale dal punto in cui lo avevo lasciato in attesa, ma dopo pochi minuti sentii che la mente voleva andarsene per conto suo, facevo fatica a seguire la lettura, finchè presi davvero coscienza del fatto che c’era qualcosa, una strana sensazione, come un tarlo che, a pensarci bene, mi infastidiva da giorni.
  • Se ne era andato in ombra, soffocato dagli altri mille pensieri quotidiani, svolgevo il mio lavoro di assistente sociale da venticinque anni con soddisfazione, ma a volte comportava un particolare impegno che mi assorbiva completamente, ed ora…..eccolo li, si era fatto riconoscere.
  • Mi accorsi subito che il solo averlo messo in evidenza mi aveva sollevata ma non bastava, tentai di capire in che cosa consistesse una tale apprensione, ma non riuscii a venirne a capo, così mi rigettai in pieno XIV secolo curiosa di conoscere una civiltà e una cultura tanto diverse dalla nostra.
  • Anche questa volta però durò  poco, ora che l’avevo messa a fuoco, quella sensazione si impose con tale prepotenza che fui obbligata ad alzarmi.
  • Decisi di farmi una camomilla e intanto tornai col pensiero a Giulia, l’inconfessata inquietudine che provavo era legata a lei, ora ne ero sicura, ma che motivo c’era? ero una mamma fortunata, mia figlia non mi aveva mai dato grossi problemi, durante gli anni della sua adolescenza avevo temuto fantasmi d’ogni sorta, ma ora da circa un anno lavorava come segretaria in un ufficio commerciale, si era trasformata in quella giovane donna rispettabile, retta ed umile che avevo desiderato, di che cosa ancora dovevo preoccuparmi insomma? bevvi la camomilla e mi rimproverai una buona dose di iperapprensivismo, avrei dovuto impegnare il mio tempo libero in qualcosa di piu costruttivo anzichè sprecarlo a rimuginare senza sosta come una vecchia pentola di fagioli e …però…..forse c’era una nota stonata. Si, Giulia non mi parlava piu di Jessica.
  • Quando la conobbe, per un po non fece che parlare di lei, del suo spiccato senso dell’umorismo, del suo modo spregiudicato di affrontare il mondo, della sua risolutezza che non cadeva mai nella prepotenza, delle sue idee stravaganti ma intelligenti. Era anche venuta in casa una volta,era davvero una bella ragazza, un po troppo truccata forse, ma non volgare, slanciata, bruna, con minigonna e tacchi alti, senza dubbio una donna di classe.
  • Da un po di tempo però, ogni volta che si parlava di lei Giulia tagliava corto, cercava sempre di cambiare discorso, me ne stavo rendendo conto solo ora, ma non era il suo modo naturale di fare, sembrava volermi nascondere qualcosa.
  • Avevo acceso la TV, abbassai l’audio, disturbava i miei pensieri. Guardai di sotto attraverso il vetro grondante della finestra, non aveva ancora smesso di piovere, scorsi, come attraverso ad una lente,tre figure un po deformi venire avanti nella notte. Quando furono abbastanza vicini al lampione riconobbi due ragazzi e una ragazza, avranno avuto dai quattordici ai sedici anni, sicuramente non uno di più. Si fermarono  sotto l’acqua, uno attendeva sul ciglio del marciapiede mentre gli altri due si baciavano appassionatamente addossati al muro, lui la tastava ovunque con avidità. Mi soffermai ad osservare indiscreta finchè l’altro ragazzo si avvicinò ai due, abbastanza da far  notare la sua impazienza, allora quello che era avvinghiato alla ragazza si scostò e, allontanandosi……gli lasciò il posto.
  • Mi assalì un moto di tristezza e feci ricadere la tenda. Dio mio, cosa mi nascondeva Giulia?
  • Alle due e un quarto sentii la chiave girare nella serratura, cercai di darmi un tono osservando con finta attenzione il televisore che da ore parlava senza che io avessi ascoltato una sola parola. Mi ripromisi di non aggredirla, di interrogarla con calma, senza lasciarmi assalire dalla bramosia di voler sapere tutto e subito. Dovetti riuscirci perchè ella si sedette disposta a fare una bella chiacchierata.
  • – Sapevo che prima o poi avremmo dovuto parlarne, ma mi preoccupava il modo in cui l’avresti presa – mi disse in tono riservato, amichevole, quasi segreto.
  • Era un modo gentile per dirmi che non avrei capito? mi giudicava una vecchia donnetta che faceva dei propri quarantacinque anni un sarcofago pieno di nozioni antiquate?
  • Ero ancora giovane e di idee aperte invece! ben disposta verso le innovazioni e lei lo sapeva, cosa le prendeva adesso?
  • – mamma…..Jessica…..non è così come si presenta, è ….diversa! –
  • aggiunse.
  • Tirai un sospiro che mi inondò d’aria i polmoni ed ebbi un capogiro. Era un uomo! era tutto lì dunque! non lo avrei mai detto, mi era sembrata una così bella donna! ad ogni modo il fatto era che mia figlia aveva un amico gay. Bè, certo avrei preferito un’amicizia più normale ma…. 
  • – Amore, avresti dovuto dirmelo subito! –
  • Giulia mi guardò con tenerezza e poi continuò. Le parole le uscivano di bocca una dopo l’altra, lente ma decise, e ad una ad una mi colpivano come macigni.
  • Mi sentii sempre più pesante sulla sedia di vimini, accesi una sigaretta, la parete di fronte a me parve allontanarsi, la stanza divenne enorme per un attimo, poi tutto tornò al suo posto ed io realizzai ciò che Giulia mi aveva appena detto.
  • Jessica si chiamava in realtà Alessandro Dilimberti, ma a causa di qualche scherzo genetico, si sentiva una donna, e come tale aveva scelto di porsi nella società. Sessualmente però, era giunto a persuadersi, di desiderare le donne.
  • Per un certo periodo in passato aveva condotto ricerche e svolto indagini di ogni sorta, si era messo in discussione leggendosi dentro diceva. Finchè aveva deciso che avrebbe vissuto la sua vita senza piu rinunce ne freni inibitori.
  • Giulia e Alessandro avevano deciso di andare a vivere insieme e di creare una nuova famiglia.
  • Parlammo per ore quella notte, ma alla fine capii che la loro decisione era definitivamente presa ed entrai in una profonda crisi che durò giorni e giorni, durante la quale tutte le mie convinzioni sulla vita, i canoni che avevo seguito e che avevo insegnato a mia figlia, i miei fondamenti sulla morale, i miei criteri essenziali, andarono tutti a farsi benedire. Non sapevo più cosa fosse normale e cosa non lo fosse, e mentre qualche incontrollata lacrima, silenziosa, mi rigava il volto, con gli occhi della mente vedevo Jessica rincasare dal lavoro, dare un bacio a Giulia e abbracciare il loro bambino che la chiamava “papà”. La vedevo entrare in bagno e poco dopo ne vedevo uscire Alessandro in accappatoio che chiedeva cosa c’era per cena.
  • Le colleghe di Giulia avrebbero creduto che lei fosse omosessuale e si sarebbero chieste chi l’avesse fecondata, e i compagni di scuola di mio nipote si sarebbero domandati quale delle due potesse essere la madre.
  • Ora son qui, ad analizzarmi ancora una volta e a chiedermi perchè non ci sia nessuno che ci aiuti a capire.
  • La televisione e le riviste ci bombardano di consigli e richiamano il nostro senso di responsabilità nei rapporti con gli anziani, tanto che se per un giorno ti dimentichi di telefonare a tua suocera ti assale un senso di colpa insistente che ti perseguita finchè non ti decidi ad alzare la cornetta e comporre il numero.Non parliamo poi di ciò che dovremmo essere in grado di fare con i giovani! farci carico dei loro problemi, saper leggere dentro di loro e consigliarli senza imporsi, non far mai mancare il nostro appoggio nei momenti di sconforto, non negar loro troppo e non permettere a dismisura.
  • Tutto questo è molto giusto e adeguato, ma io questa sera mi sento tanto sola e fuori posto, mi par d’essere nata in un mondo e trovarmi di colpo catapultata in un altro a metà della mia vita e allora penso che per noi genitori, a cavallo tra il II e il III millennio, il doverci dividere tra il lavoro, la casa, la famiglia e i parenti anziani, non sia più un problema, perchè il vero rompicapo adesso è come fare ad inserirci in questa nuova società tanto anticonformista e contro la nostra corrente da ribaltare completamente le radici e le origini della nostra cara vecchia famiglia, una famiglia che pare abbia fallito, e che si sia deciso quindi di cambiare. Gli esempi sono multiformi. Neomamme sessantenni, bimbi senza madre ma con due padri, piccoli seminati come grano in solchi uterini presi in prestito, nonne che raccontano favole al nipote che hanno partorito e coppie “regolari” che decidono di non andare incontro al rischio di mettere un nuovo essere in questo strano mondo.
  •                        Guardo fuori dalla mia finestra, è giorno, il sole splende, la strada è animata, tutto sembra come sempre, consueto , solito, ma il III millennio è appena cominciato e noi, contaminati dal virus di fine novecento, che vorremmo cullarci nel sopore del nostro confortante malanno, a malincuore ci prepariamo a sottoporci alla vaccinazione coatta del duemila, sperando di sopportarne gli effetti collaterali.

Il Pautasso

  • Non so se vi siete accorti che nella copertina di questo blog, in fondo a sinistra, è stato evidenziato chi mi ha supportato nella suddetta creazione. Cioè lo ha fatto lui. E’ il pautasso, topastro brutto e grasso. Si dice però sia tanto buono e che si presenti come uno che se la tira per sopperire con la postura alla mancanza della bellezza, ne potrete visionare testimonianza cliccando su questo link:
  • http://latopinadellavalleargentina.wordpress.com/i-topini/
  • Ovviamente non ne capisce una cippa lippa di blog! e ve ne dò conferma su quest’altro link:
  • http://marchetting.wordpress.com/about/
  •  Ora mi domando….ma pautasso del mio…..masso, quello a fianco della mia bicocca, ma non me lo potevi dire che non è il tuo lavoro? eh? non potevi dirmi:- non sono capace?- no! volevi farmi sentire una merdaccia! perchè io lo dico!! – non sono capace!- è semplice! eh si! è in certi momenti che uno si chiede….val la pena di avere degli amici? o non sarà meglio rinchiudersi come un eremita in una grotta della vetta piu alta ed aspettare che qualche imbecille si presenti a chiederti…..:-Oh sommo! dimmi…cos’è la vita?- così ti sentirai supremo e ciapatela! Ovviamente parlo x te, io non potrei perchè se lo facessi poi son sicuro che nel perpetuo silenzio e nell’assoluta nullità comincerei a pensare troppo. A rimuginare sul passato. E magari mi verrebbe in mente la tua espressione mentre a volte guardi la tua topina, il tuo sorriso mentre giochi con i vostri topini, o di quella volta in cui il mio cavallo si è azzoppato e tu sei arrivato in mio soccorso e mi hai riportato alla mia grotta, o di quando abbiamo fatto le due del mattino sfoderando i nostri “io” piu reconditi, oppure ancora il giorno del tuo matrimonio, quando l’officiante rimarcò l’evidente assenza di una persona in particolare, e il tuo sguardo, per un attimo fugace, si posò sul pavimento davanti a te. Bè penso che allora mi rimbambirei e non va bene, vacci tu sulla vetta, io rimango qui, con i piedi ben piantati per terra, padrone di me stesso, nella mia dimensione, ma è proprio al culmine di tale dominio che si concretizza una certezza. Sono davvero felice di averti conosciuto, e per me questa è una ricchezza. Archelfo

da GP

E sto abbracciato a te senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi. E sto abbracciato a te senza guardarti e senza toccarti, non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d’amarti solo io.