Ennesima disavventura

  • La mente sempre più arcaica racconta:
  • Mi è scaduta la patente. Ero ricoverata, non ho potuto rinnovarla per tempo. Ho, o meglio avevo, una BS, cosa vuol dire? si tratta di una patente B, quindi x auto, ma speciale, visto il mio problema ( rif art ” Le mie scarpe nuove ” cat UNA PARTE DI ME ). La durata della validità è decisione che spetta alla Commissione Medica che ti sottopone a visita ad ogni scadenza.
  • Un mese fà, vado all’agenzia ” Pratiche auto ” che ti offre, previo lauto compenso,  di affrontare per te l’iter burocratico di una complessità inimmaginabile.
  • Vengo informata che  devo tornare con certificato medico, rigorosamente del mio medico di famiglia, che attesti la mia situazione fisica generale e il buon stato di salute. Senza quello non si dà neppure inizio alla cosa.
  • Riesco ad ottenere appuntamento con medico dopo una settimana, giorno tale ora tale. Vado puntuale, attendo un’ora e mezza per il mio turno, mi compila certificato prestampato preso da internet dove compare una sfilza di domande alle quali avrebbe dovuto porre la classica x nel caso di presenza di quella o di quell’altra patologia. Nemmeno una crocetta, solo, in fondo, la dicitura: ” portatrice di protesi arto inferiore destro ” e la sua firma. Compenso 60 euro.
  • Lo porto all’agenzia, l’impiegato scartabella per 25 minuti esatti e poi fa
  • – La marca da bollo ce l’ha? –
  • – N…n..no, dovevo portarla? –
  • – Eh! si signora! occorre una marca da 14 euro. Vada a prenderla. –
  • Per fortuna c’è un tabaccaio poco lontano. Vado e torno.
  • Un altro pò di scartabellamento, poi fà -Sono120 euro -.
  • ” Li mort……..! ” penso, e pago. Aggiunge poi che l’appuntamento x la visita è dopo un mese, giorno tale, ora tale.
  • – Come sarebbe tra un mese? – chiedo – e io non posso guidare ancora per un mese? –
  • – Eh! signora! non è mica colpa nostra se la commissione si riunisce solo una volta al mese! –
  • Ma guarda! si era riunita giusto una settimana prima, ma noi non abbiamo dato il via alle pratiche perchè non c’era ancora il certificato!
  • Ok, attendo con ansia il fatidico giorno che se per caso ti capita di avere un’influenza te tocca de riaspettà nartro mese!
  • Il giorno era oggi, ore 11 in punto, con assegnazione del numero 13.
  • Conoscendo il sistema arrivo alle 10.
  • Documentazione da portare: certificato del medico curante, ricevute dei bollettini postali testimonianza dei versamenti effettuati, certificazione medica della mia situazione prima dell’intervento, cartella clinica dell’ultimo ricovero, carta d’identità, codice fiscale, tessera sanitaria e patente.
  • Forse adesso sanno chi sono.
  • Gli uffici  dell’ASL I, distretto di Imperia, si trovano in un bel palazzo di antica fattura, ma oggi fatiscente, inospitale, freddo e triste.
  • Salgo i pochi scalini ed entro in un corridoio dove si affacciano due porte chiuse e una scala che sale al piano di sopra.
  •  Mi guardo intorno, su una porta non c’è nulla, sull’altra rimane appiccicato per forza di inerzia un foglio A4, trattenuto da una puntina, e mezzo arrotolato su se stesso ” Per i prelievi presentarsi alle ore….”.
  •  Dò x scontato che l’ufficio per le visite patenti rechi una scritta inerente al caso per suggerire ai tonti come me quale cazzolina di porta devi aprire , quindi decido che senz’altro la troverò di sopra.
  • Sul pianerottolo del piano superiore si trovano due porte, quella a sinistra che reca la scritta ” Veterinario orari…….” e che non mi passa manco pa a capa di aprire, quella a destra che invece è aperta e lascia intravedere un lungo corridoio dove sono sedute diverse persone in attesa. Entro e chiedo
  • – Scusi…è qui per le patenti? –
  • Una signora sui 60 portati bene mi fà
  • – No, è di là – e mi indica la porta del veterinario.
  • – Ma è sicura? c’è scritto veterinario! –
  • – Si, si ma fanno anche le patenti. – intanto anche due uomini che hanno ascoltato confermano e mi fanno cenno con la mano che devo proprio andare di là.
  • Mi convinco, vado.
  • Apro la porta, all’interno un lungo corridoio e diverse porte chiuse. Non c’è anima viva, a metà corridoio un vetro a muro al di là del quale si riconosce un magazzino o deposito che dir si voglia. Richiudo e mentalmente ringrazio gli indicatori che saranno li dal Natale scorso e forse li pagano perchè far stampare una freccia costerebbe troppo. Ridiscendo e stavolta tento il tutto per tutto, apro la porta con il foglio A4 appiccicato e…………. meraviglia!  sul lato interno della porta stessa c’è un cartello ” PATENTI “, entro e la porta si richiude a pompa dietro di me. C’è una sala d’aspetto, dove stanno gia sedute una trentina di persone. Chiedo a qualcuno – Scusate, sapete se bisogna consegnare un documento prima di aspettare il turno? –
  • Dicono di no, mi siedo, ora, dopo averla cercata per mezzora, la scritta PATENTI è in bella vista davanti a me.
  • Dopo una ventina di minuti arriva un impiegato.
  • -Prima i ripetenti –
  • Qualcuno si alza, lentamente, come sentisse il peso della vergogna.
  • Mi interrogo sul significato della chiamata e chiedo
  • – Scusi, cosa significa? in che senso? –
  • – Sono quelli che sono gia venuti la settimana scorsa, se non lo sa vuol dire che lei non c’era, attenda qui –
  • Decido che è meglio non pormi altri quesiti e continuo ad attendere.
  • Dopo altri 10 minuti compare un’impiegata. Coda bionda decolorata, tenuta  da una pinza che forse ha messo mentre impegnatissima, cercava di tenere 3 o 4 borse della spesa, impedire al barboncino al guinzaglio di tirare rischiando di farla ruzzolare giu per le scale, e riuscire nel frattempo a prendere la posta dalla cassetta delle lettere. Strascina i piedi come per indicare che stamane è felice, felicissima, forse ha trascorso una notte pazzesca, ha dipinta sul viso un’espressione tipo quando ti dicono che devi subire un trapianto o te ne andrai entro un mese, e fà
  • – Uno, due, tre e quattro –
  • Penso per un attimo di essere tornata all’asilo, ma 4 persone si alzano e la seguono. Mi sento un’idiota. Dopo 10 minuti arriva un’altra, piccola, smilza, coda nera fermata da elastico ipertirato che dico io mettitene uno piu grande! stessa espressione della prima
  • – Uno, due, tre e quattro –
  • Silenzio.
  • – Oh! uno, due, tre e quattro! –
  • Un signore osa – Ma guardi che sono stati appena chiamati!, sono gia dentro! –
  • – Ah! allora cinque, sei sette e otto – altre 4 persone si alzano e vanno. Torna la prima
  • – cinque, sei, sette e otto –
  • Silenzio.
  • – cinq… –
  • – Sono gia andati! –
  • – Allora nove, dieci, undici e dodici –
  • Finalmente arriva anche il mio turno, mi invitano ad entrare in un ufficio che per passare dietro alla scrivania, che è subito dopo la porta d’entrata, ma proprio subito, se si è in due, uno deve uscire se no non si passa, è lì che pensi ” ma allora perchè alle poste non devi passare la riga gialla? è un optional? ” Mi fa mettere una firma, scartabella un po e mi dice che adesso posso salire al primo piano.
  • – Al primo piano ? –
  • dice – si dal veterinario – e richiude la porta.
  • Vado su ed ora il corridoio è pieno di gente, tutti i numeri prima del mio che prima di me hanno depositato la firma.
  • Questa volta chiamano per nome e vedo che invitano ad entrare in un ufficio proprio a fianco del veterinario sulla quale porta ovviamente non è scritto assolutamente nulla. In verità chiamano solo il primo perchè successivamente ogniuno che esce è informato di chi deve chiamare, e funge così da maggiordomo compassato che, son sicura, in quel preciso momento si sente piu importante.
  • Noto che quelli che escono dall’ufficio si risiedono, e la cosa mi preoccupa. Tocca finalmente a me dopo circa tre quarti d’ora.
  • Non è un ufficio, è un ambulatorio medico, seduto in fondo alla stanza c’è uno, che piu tardi scopro essere un medico, che mi parla come un disco incantato
  • – firmi qua, metta la data, poi firmi qua, mi dia la patente –
  • eseguo.
  • – puo andare mi chiami Fiuzzi –
  • Avrei voluto dirgli ” Ok signor Fiuzzi arrivederci e grazie ” invece chiedo
  • – Perfavore mi dice cosa devo fare adesso? –
  • – Aspetta dinuovo in corridoio finchè non la chiamano! – come dire, la tua imbecillità te l’ha regalata la mutua? Esco pensando che se lo sapevo mi portavo il cestino da pic nik, chiamo – Fiuzzi! – un vecchietto col bastone in fondo al corridoio si alza, quando arriva a metà, da dentro alla stanza, arriva la voce scocciata del medico
  • – Fiuzzi! – alla terza chiamata sempre piu seccata, l’anziano signore, per nulla scomposto, riesce a fare il suo ingresso. Probabilmente con l’età si impara a sbatters……. a non dar peso a tante cose.
  • Intanto cominciano a chiamare da uno studio poco piu in la e si ricomincia ovviamente dal numero uno. Deduco che  dovrebbe trattarsi finalmente della chiamata per la visita, dal tempo che ogniuno resta dentro. Guardo l’orologio, è la mezza, forse per le tre sarò a casa. Quando chiamano l’otto un signore attempato seduto accanto a me  azzarda
  • – Ma secondo lei seguono un ordine? –
  • – Si certo, è l’unica cosa che mi pare certa da quando sono arrivata stamattina –
  • – No perchè io ho il due, ma forse c’è qualcosa che non va –
  • – Si credo proprio che sia così signore, forse dovrebbe dirglielo, chissà, quando l’hanno chiamata forse lei non era ancora arrivato, o magari non ha sentito! –
  • Il poveretto si alza e si dirige alla porta dello studio, poi attende che qualcuno ne esca per chiedere, quando finalmente avviene l’evento il tipo gli risponde
  • – Aspetti che guardiamo cosa è successo –
  • Cosa sia successo non lo so, ma viene invitato ad entrare al posto del numero nove.
  • Un Dio c’è perchè ad un certo punto tocca anche  a me.
  • All’interno cinque persone sedute ad un grosso tavolo.
  • – Si accomodi. Dica –
  • Come ” Dica ”  prima cosa oggi siamo tutti qua per lo stesso motivo, secondo hai il mio fascicolo in mano! ma sei cretino?
  • Tengo il mio pensiero per me e comincio ad esporre. Mi fermano per chiedermi qualcosa, è impressionante il modo in cui lavorano questi! si rivolgono a te come se tu fossi un idiota, ti fanno una domanda e poi mentre tu rispondi ogniuno fa i cavoli propri, non ti degnano di uno sguardo, l’unico che sembra ascoltarti, prima che tu abbia finito, strizza gli occhi e gli si dipinge sul volto un’espressione tipo quando le unghie stridono sulla lavagna, e tu capisci che gli stai dando un fastidio enorme e che prima te ne vai prima lo fai contento. Alla fine mi spiegano che, anche se io affermo di essere in grado di guidare benissimo, loro non possono fidarsi della mia parola, indi percui dovrò fare una prova di guida.
  • – Ok – dico – mi sta bene, facciamo la prova così vi renderete conto che dico il vero –
  • – Benissimo, qui c’è il certificato, vada pure, arrivederci –
  • – Come arrivederci! e sta prova la facciamo o no? –
  • – Bè, non in questa sede signora! noi siamo medici, non valutiamo la guida, lei deve ora prendere appuntamento con la motorizzazione per andare a fare la prova! – e così dicendo mi fa capire che sono congedata e non è il caso di porre altre domande. Ma l’ultima io la faccio lo stesso
  • – E… scusi… ma io fino ad allora non posso quindi guidare? –
  • – E mi pare ovvio signora! lei in questo momento è senza patente! vada, vada pure –
  • Sono arrivata a casa alle due e mezza, stanca, affamata e incazzata come una bilia che rotola giu per un pendìo.
  • Ma lo sconcerto piu grande, a pensarci bene, è di rendermi conto di come vivono questi professionisti, giorno per giorno, senza gioia, senza nessuna  spinta verso la vita, pare che nulla li gratifichi.
  • Hanno a che fare tutti i giorni con persone che considerano numeri, non sanno più cosa sia il rapporto umano, non fanno nulla per aiutare se possono, e tutto ciò è molto triste. Mi spiace per loro, perchè hanno perso di vista lo scopo della vita stessa.

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