Un bel pomeriggio

  •             Le nuvole riempiono il cielo, grigie, pesanti, minacciose. Il mio nipotastro di 10 anni vuole andare lo stesso a provare la sua bici nuova sulla pista ciclabile, l’idea non mi dispiace anche se il tempo certo non mi ispira piu di tanto. Decidiamo di lanciarci nell’impresa, lui piu stoico, ma attribuisco la sua determinazione all’incoscienza.
  • Prendiamo le bici in garage, lui è bellissimo con gli occhi sorridenti e il musino che esce fuori dal casco colorato.
  • -Nonna poi ci mangiamo il gelato?-
  • -Ok vada per il gelato, oggi spezzo la dieta.-
  • -Allora anche due gelati?-
  • -Anche due!-
  • -E anche tre?-
  • -Va bè, non è che un giro in bici ci deve costare un’indigestione! vedremo quanto ti senti di mangiarne.-
  • Le strade del paese sono quasi deserte, forse è ancora ora di pisolino per gran parte della gente, così prima di andare in pista gli propongo un giretto per le stradine che non percorre quasi mai e che non sa bene dove portino.
  •  -Andiamo da qui nonna?-
  • -Si andiamo da qui, ti faccio vedere dove sbuca questa strada-
  • Fantastica la sua meraviglia scoprendo che anche da lì si arriva alla scuola materna che frequentava da piccolo, o che quell’altra via porta direttamente al mare, ma con la macchina non ci si puo passare.
  • Dopo la riscoperta del
  • paese, un’altra oretta di pedalate su pista poi,torniamo a posare le  bici sudate e ci avviamo a piedi verso la passeggiata a mare,traguardo gelateria artigianale scopo maxi cono multigusto.Le nuvole cariche di pioggia, tengono duro, ma il caldo è afoso, il gelato ci ristora, il tempo di quattro passi senza chiacchierare troppo, la panna e il cioccolato colano da tutte le parti, dobbiamo sbrigarci prima di perderne la metà. Lo finiamo in un batter d’occhio, semplicemente fantastico! lui si massaggia la pancia
  • -Aaah! che buono nonna! ne prendiamo un altro?-
  • Decidiamo di assaggiare i gusti della gelateria di nuova apertura lungo la strada.
  • Anche il secondo cola un po ma questa volta ce la prendiamo  piu comoda, e anche se ne perdiamo un poco sulle mani, lo puliamo con il fazzolettino di carta, intanto ci guardiamo intorno, non ricordo da quanto tempo non passavo da li.
  • -Vedi quella spiaggia? tanti anni fa venivo qui quando decidevo di andare al mare, il titolare era un vecchio signore alto e magro, abbronzatissimo, era un pescatore, aveva la pelle cotta dal sole e gli occhi buoni dallo sguardo vissuto. Quando in tarda mattinata arrivava dal mare, veniva a sedersi sul muretto di pietra che riparava il mio angolino appartato, portava due bicchieri di limonata fresca che sorseggiavamo raccontandoci tante cose della vita.
  • -Li? proprio li nonna?-
  • -Si, proprio li. Solo non c’era quella fila di cabine, li era tutta sabbia-
  • Proseguiamo ed arriviamo fino al litorale da dove si vede padroneggiare la vecchia villa degli Spinola.
  • Vedi questo tratto di spiaggia? una volta, tanti anni fa, era privata, nel senso che apparteneva ad una ricca famiglia. Gli Spinola.
  • -Era tutta loro nonna?-
  • -Si, tutta loro, ora voltati con le spalle al mare e guarda sopra la strada. Vedi, qui dove siamo noi era il loro grande parco, li sopra dove ora passa la statale era ancora parco, quando volevano andare al mare non facevano come noi, non andavano fino alla  spiaggia con l’auto, non chiedevano lettino e ombrellone al bagnino, semplicemente scendevano da casa con un costume simile ad un vestito che non doveva lasciar intravedere  nulla, e si tuffavano a mare, passavano da qui vedi? –
  • Gli mostrai il passaggio ancora esistente con l’arco in pietra mentre lui  rideva per il riferimento al costume.
  • -Segui il sentiero, lo vedi dove porta lassù? la vedi quella grande casa? quella era la loro abitazione.
  • -Quella? ma è enorme!-
  • -Si, è enorme, una volta i nobili vivevano in case come quella. E lo vedi quel parco adiacente? quello era il loro giardino.-
  • -Ma dove! quello la?-
  • -Si quello la.-
  •  -E vedi quelle colonnine  di pietra? quella è una parte del loro gazebo, dove nei pomeriggi estivi prendevano il caffè.-
  • -Mamma mia! che giardinooo! ma ora chi ci abita?-
  • -Ora ci sono degli uffici, domani se vuoi ti porto a vedere com’è dentro, e potrai vedere anche la parte di parco che rimane dietro la casa-
  • -Si!si! nonna! ci andiamo eh!-
  • – -Si, ci andiamo-
  • Torniamo indietro, un’altra gelateria si trova sul nostro cammino e il terzo gelato, credo per la prima volta nella sua vita, gli farà ricordare con piu enfasi la giornata.
  • Con l’ultimo cono in mano, che questa volta cola alla grande perchè gli lasciamo tutto il tempo di sciogliersi in pace,ci infiliamo in un’altra strada che non ha mai percorso a piedi, e scopre l’unico palazzo del paese con l’ascensore esterno “tutto di vetri che vedi di sotto e va su e giu per 5 piani,ci andiamo?”
  • Non c’era tempo, era ora di tornare. Alla fine della strada si impone importante la chiesa, bellissima, ma lui vede solo che magicamente si trova di fronte al suo caro oratorio.   La suoneria del cellulare straripa impaziente dalla borsa, mamma e papà lo aspettano. Lo accompagno a casa e appena li vede getta fuori un mare di parole che vogliono dire tutto in un unico discorso, perde i pezzi come un puzzle scombinato, ma capisco che è stato bene, il pomeriggio gli è piaciuto, ce ne saranno altri, lascio la mia famiglia e vengo a scrivere le mie sensazioni. 
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